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Impazzire per la wax, la stoffa multicolore con cui un sarto, dalla sera alla mattina, realizza un vestito. Godersi la teranga, che non è solo l’ospitalità, ma anche l’accoglienza, la cura, la valorizzazione. Portare la mascherina non per proteggersi dal Covid, ma per non soffocare di polvere. Imbattersi in iene e scimpanzé, babbuini e coccodrilli. Dissetarsi con un succo di baobab o ibisco. E premiarsi con un caffè, il caffè Touba, forte e speziato, profumato. In Gambia. In bicicletta.
Cecilia Gentile ha la sua Africa, e non solo. Nel 2006 ha scritto “Buongiorno Senegal” (Ediciclo), nel 2009 “Segui le donne – da Beirut alla Palestina pedalando per la pace” (Ediciclo), nel 2012 “Bambini all’inferno – da Gaza ai Territori Occupati 11 storie d’infanzia” (Salani). Stavolta non ha resistito al richiamo del Gambia: “3 amici, 3 bici a zonzo in Gambia” (DeiMerangoli, 124 pagine, 16 euro). I tre amici sono lei, Vassilis e Lesley. Le tre bici sono acquistate in Gambia: una mountain bike Carrera (“Anche se alcune marce non entrano”), una Hercules ibrida con portapacchi (“4200 dalasi, 60 euro, sarà la più cara”) e “la terza è una da passeggio senza marca, il tempo ha logorato la scritta. Il telaio è da donna, le marce sono solo tre, il freno destro è con il contropedale”. Un modo semplice, pacifico, popolare per entrare in contatto con il territorio e soprattutto la gente: “Saremo come gli altri gambiani che si muovono con biciclette di seconda, terza o quarta mano. Ma rispetto a loro saremo privilegiati perché sul mercato locale dell’usato le nostre vengono considerate d’eccellenza. Eppure ci riserveranno non poche sorprese”.
Non è un libro che racconta un’impresa, né un record, né un miracolo. E’ un diario di viaggio, una raccolta di cronache, un’antologia di avventure. Un po’ guida e un po’ manuale, un po’ autobiografia e un po’ saggio, un po’ album fotografico e un po’ mappa sentimentale. E non potrebbe che essere così per Cecilia, dapprima insegnante di italiano e latino, poi a lungo giornalista di “Repubblica”, e da sempre socia Fiab. Una che prende e va. Una che non si tira indietro. Una che viaggia e che sa viaggiare. Una che guarda, studia, scrive, fotografa. E prima di farlo respira, annusa, assaggia, tocca. Una dura che sa commuoversi. Una dolce che sa anche arrabbiarsi. C’è quanto costa una bottiglia di acqua, c’è quanto costa una zattera per attraversare il fiume. C’è una giovane donna che sta lavorando a un progetto europeo per insegnare alle altre donne a coltivare la terra in maniera produttiva, c’è Aladin che fa la guida alla Casa degli schiavi e mostra catene e strumenti di tortura.
La Gambia è – se così si può dire – molto africana. Tassisti che, con il loro taxi fuori uso, pur di lavorare noleggiano una macchina. Guaritori tradizionali che promettono di curare diabete, asma, infezioni, incontinenze, febbre, aborto, debolezza sessuale, problemi agli occhi e dolori allo stomaco. Camerieri che giurano di servire il pranzo rapidamente e poi ci mettono quattro ore. Ragazzini che prima prendono le ordinazioni, poi vanno al mercato a fare la spesa. Taxi brousse (brousse significa savana) che caricano sul tetto le bici e i bagagli e, strada facendo, perdono i bagagli. Autisti che legano l’acceleratore con uno spago, strano no?, infatti il bus inciampa, tossisce, infine si ferma, tutti giù e poi tutti su un altro bus che casualmente passava di lì. Eppure una magia. Eppure un incanto. Eppure uno spettacolo. Eppure come una malattia. Eppure un richiamo irresistibile. Tornerete ancora in Gambia?, l’ultima domanda l’ultima notte. “Sì, voglio tornare”, la promessa di Cecilia. Nessun dubbio. Né lei, né noi.
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Cecilia Gentile presenterà il suo “3 amici, 3 bici a zonzo in Gambia” domani, giovedì 27 febbraio, alle 18, nella libreria Moby Book, Via Edgardo Ferrati 3a - Roma. Ingresso libero.
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