
Prima le riprese al freddo sotto la Pietra di Bismantova e in un caseificio del Parmigiano Reggiano, poi l’aperitivo a tinte olimpiche con lo sciatore Giuliano Razzoli e l’ex ct Davide Cassani, infine la visita all’acetaia-gioiello dello stesso Razzoli condita da una cena dai sapori emiliani. Compleanno speciale per Paolo Bettini a Castelnuovo ne’ Monti, una delle tappe del suo GiroExpress che nel prossimo maggio racconterà curiosità e bellezze delle località di partenza e arrivo della corsa rosa. Un viaggio di quaranta giorni agli ordini del regista Giovanni Lucci e della sua troupe, vissuto con lo spirito contagioso che ha sempre accompagnato il Grillo della bici.
Quello spirito si è respirato anche martedì sera all’Onda della Pietra, dove i 51 anni di Bettini sono stati festeggiati in uno dei primi appuntamenti di Giro ne’ Monti, il calendario di eventi che il paese dell’Appennino reggiano vivrà di qui al 21 maggio, giorno del primo storico arrivo di una tappa rosa. Prima di tagliare la splendida torta realizzata dal brillante padrone di casa, il giovane chef Fabio Lusetti, c’è stato il tempo per ricordi e battute, siparietti che i protagonisti del ciclismo non si negano mai. Come quello con Cassani nel rievocare l’oro di Atene: ‘Prima del via della gara olimpica, a Davide e Bulbarelli che avrebbero fatto la telecronaca ho detto che avrei vinto. Così mi hanno chiesto di salutarli quando avrei tagliato il traguardo: figurati se me ne sarei ricordato, dopo cinque ore di corsa in quel caldo. E invece: all’arrivo mi girai verso il palco dove stavano raccontando la gara…’, ricorda Bettini. Aggiungendo un particolare a suo modo indimenticabile: ‘Non finisce qui: in zona premiazione, Cassani mi avvicina e mi chiede se può prendere come ricordo il numero di gara dal telaio della mia bici. In quel marasma di festeggiamenti è l’ultimo dei miei pensieri e lo lascio fare. Così facendo, mi sono giocato una bici da collezione, visto che per accordi con il mio team tutte quelle delle vittorie importanti mi venivano consegnate a fine stagione: quella no perché, non avendo più il numero di gara sul telaio, venne scambiata per una bici di scorta e venduta’, il rammarico del campione olimpico.
Dopo aver salutato ed emozionato Bruno Reverberi con un ricordo personale (‘L’anno che passai professionista, quando la mia squadra chiuse, fu il primo a telefonarmi per dirmi che se avessi avuto bisogno un posto per me l’aveva sempre: è un tecnico che ha sempre avuto l’occhio lungo…’), alla folta platea castelnovese Bettini ha spiegato il significato delle tre fucilate mimate sul traguardo di Stoccarda in occasione del secondo trionfo mondiale: ’Venivo da una settimana complicata, in cui mi avevano attaccato un po’ tutti, dall’Uci al sindaco della città tedesca, per questioni di politica sportiva. Ricordo di aver ricevuto una telefonata di solidarietà di un politico di queste parti, Romano Prodi, all’epoca presidente della Commissione Europea, scandalizzato perché i tedeschi mi avevano dichiarato persona non gradita. Quel gesto sul traguardo lo premeditai: si riferiva alle tre querele che la mattina successiva sarei andato a sporgere in commissariato, dove mi presentai alle otto, accompagnato dal mio avvocato e da Alessandro Tegner, con la maglia iridata appena conquistata appoggiata sulla spalla’.
Applausi, risate, le gag col presentatore Luca Simonelli, la foto ricordo con il sindaco Emanuele Ferrari e il suo portavoce Luca Tondelli, pure loro nati l’1 aprile, selfie e autografi, poi via sulle strade del ‘suo’ Giro, a casa di quel Razzoli che, per restare in scia a Bettini e al bel clima della serata, ha spiegato che 'anche lo sci è uno sport dove si lavora e si fatica tanto, ma rispetto ai ciclisti abbiamo una fortuna: le montagne si affrontano in discesa’.
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