
Anche se non lo si vede perché non può esser esibito a questo livello, Lorenzo Finn è sempre fasciato dall’iride vinto tra gli juniores l’anno scorso a Zurigo e questo è un pensiero che desta sempre un certo effetto. Non capita tutti gli anni infatti, a prescindere della categoria, di avere un campione del mondo italiano, un titolo prestigioso che però, proprio perché tale, rischia di portare con sé un determinato tipo di aspettative e, se vogliamo, di pressioni.
Non è questo, tuttavia, il caso del giovane talento ligure che, parlandoci di persona, palesa davvero una calma e una serenità decisamente tranquillizzanti, sintomo questo di come né lui né tantomeno l’ambiente in cui si sta trovando a lavorare (quello della Red Bull-BORA-hansgrohe Rookies) si tormentino o si pongano ansie di sorta. In questo modo Finn, come tutti i ragazzi del vivaio del team tedesco, possono programmare e guardare al futuro con la mente sgombra e le gambe leggere, sbagliando e imparando dalle esperienze che faranno e, nel caso della Coppi e Bartali 2025, che stanno già facendo.
È proprio della corsa a tappe italiana (la prima sul suolo nostrano per Finn quest’anno) e, più in generale, dei primi mesi del 2025 che abbiamo parlato con il classe 2006 al via da Brisighella.
Primi due mesi della stagione andati: il tuo bilancio?
“Ho fatto la prima esperienza a Maiorca con la squadra maggiore ed è stato bello anche se una tappa della Challenge è stata annullata. Quindi mi sono allenato, ho avuto anche qualche intoppo a dire il vero ma ora sono qui. La Coppi e Bartali sono cinque giornate dure che mi fanno bene per il prosieguo della stagione”.
Che effetto fa trovarti al fianco di atleti davvero di alto profilo in questa corsa?
“Di sicuro vedersi a fianco gente che in precedenza avevo visto in tv fa effetto però ormai credo sia normale”.
Che tipo di percorso avete deciso di programmare per questa stagione? Su cosa vi siete concentrati in inverno e su cosa vi concentrerete nei prossimi mesi?
“Ci siamo concentrati sul fondo e sull’aumentare le distanze visto che gareggerò su chilometraggi maggiori. Abbiamo lavorato bene far costruire una buona base, poi il ritmo gara verrà facendo gare come questa”.
Che rapporto si è instaurato con Cesare Benedetti? Che suggerimenti ti dà?
“Cece porta sicuramente grande esperienza, ha corso 15 anni in questa squadra e in più parla italiano (che è sempre bello). È un grande punto d’appoggio”.
Il risultato che hai ottenuto a Zurigo si traduce in un certo tipo di aspettative: tu che rapporto hai con la pressione che gli altri e in generale l’ambiente del ciclismo mettono su di te?
“Certamente io sono il primo a mettermi pressione ma vivo tutto con serenità. Anche la squadra non mette alcun tipo di stress e questa credo sia la cosa più importante”.
Il tuo programma dopo la Coppi e Bartali cosa prevede?
“Farò Liegi-Bastogne-Liegi, Belvedere, Recioto, un paio di gare in Belgio e poi Giro Under”.
Tu, Raccagni Noviero, Privitera: c’è una bella nidiata di giovani che sta emergendo dalla Liguria: qual è il segreto?
“Non credo ci siano segreti ma penso sia una questione di ciclicità. I corridori nascono in vari punti in ogni parte Italia e in Liguria al momento siamo pochi ma buoni. Con Andrea mi capita di allenarmi spesso le volte (in realtà poche) che siamo a casa entrambi”.