6 GIUGNO 1987, 36 ANNI FA A SAPPADA IL CLAMOROSO CASO VISENTINI - ROCHE

STORIA | 06/06/2023 | 08:14
di Alessandro Brambilla

Il ciclismo è sport individuale o di squadra ? Se lo chiesero in molti il 6 giugno 1987, esattamente 36 anni fa, dopo la Lido di Jesolo-Sappada del Giro d’Italia. Allora Sappada era nella Regione Veneto, mentre ora fa parte del Friuli, e la tappa di 224 chilometri con scorpacciata di salite la vinse il bravissimo olandese Johan Van Der Velde della Gis. Ma fu ciò che avvenne alla spalle di Johan a suscitare enorme scalpore. E’ la tappa in cui l’irlandese Stephen Roche della Carrera fece la guerra al compagno di squadra Roberto Visentini in maglia rosa. E a Sappada il simbolo del primato lo conquistò Roche mantenendolo fino al termine del Giro.


Nel 1987 la Carrera del manager bresciano Davide Boifava era la squadra più forte al mondo. Aveva uomini formidabili per tutte le grandi corse in linea e a tappe, oltre ad un Claudio Chiappucci ancora in rampa di lancio. C’era Visentini trionfatore del Giro d’Italia 1986 e Roche, alla sua seconda annata in Carrera, pronto a lasciare il segno presumibilmente al Tour de France.


Il Giro ’87 cominciò con un cronoprologo a Sanremo dominato da Visentini. Nel giorno successivo ci furono due semitappe ovvero quella in linea con epilogo a San Romolo vinta da Erik Breukink, nuova maglia rosa, e la cronodiscesa dal culmine del Poggio a Sanremo in cui il tempo migliore lo ottenne Roche. L’irlandese non indossò la maglia rosa (rimase a Breukink), si accontentò del successo di tappa. Nella quarta giornata la Carrera vinse la cronosquadre Lerici-Lido di Camaiore, 43 chilometri, e Roche balzò al comando della classifica. In casa Carrera tutto filò liscio fino alla cronometro da Rimini a San Marino, tredicesima tappa, con Roby Visentini in giornata super. Il bresciano di Gardone Riviera - figlio di un noto imprenditore nell’arte del ricordo - andò fortissimo sui pendii del Monte Titano conquistando il successo di tappa e spodestando Roche dal vertice della classifica. Quella di Stephen era stata una sconfitta, non una disfatta, e nel clan Carrera tutti erano comunque felici. Ci si augurava che a prevalere fosse la geopolitica, con l’italiano Visentini trionfatore per il secondo anno al Giro e Roche pronto a mostrare gli artigli al Tour de France. Ma non fu così. Quarantotto ore dopo ci fu appunto la Lido di Jesolo-Sappada in cui l’irlandese andò all’attacco due volte, in netta contrapposizione con le strategie della vigilia. Roche s’involò una prima volta sulla discesa dalla Forcella di Monte Rest unitamente al trevigiano Salvador, però li riacciuffarono. Roche diede la botta decisiva alla maglia rosa Visentini in seguito e all’allungo dell’irlandese risposero in modo propositivo Lejarreta, Van Der Velde, Millar, Philip Anderson, Bernard. Tutta la Carrera si mise a tirare per riprendere Roche , “strano coequipier “. Tutti tranne Eddy Schepers, il gregario belga che con Roche era d’accordo. “Io e Ghirotto – garantisce Claudio Chiappucci – abbiamo fatto l’andatura all’inseguimento di Roche. Io in particolare mi attenevo alle disposizioni di Boifava: ero il giovane della squadra, stavo dove mi mettevano. Boifava aveva detto a Ghirotto di farmi tirare”.

Il guaio è che negli ultimi chilometri compresi quelli della cima Sappada andò in crisi Visentini che all’arrivo accusò notevole distacco: 6’50” da Van Der Velde, 5’54” da Roche. Van Der Velde era il vincitore di un tappone ma venne travolto dall’onda di cronisti che cercavano Roche, Visentini e soprattutto Boifava che per forza di cose fece finta di fare il pompiere. Il toscano Waldemaro Bartolozzi manager della Gis era su tutte le furie: “Ho Van Der Velde che ha vinto una tappa storica però nessuno ne parlerà, tutti lo evitano. Vanno tutti da quelli della Carrera. Io vinco con un mio corridore la tappa più bella e sui giornali ci vado di striscio”.

Nel caos post-tappa Boifava apparentemente finse contentezza diplomatica. “Ho Stephen Roche maglia rosa- esclamò Boifava-, è della Carrera. L’importante è che la Carrera vinca il Giro, non importa con chi”. Visentini aveva la faccia di uno che ha sbattuto contro un tir: “Questa sera Roche va a casa !!”, urlò il figlio dell’impresario funebre. L’irlandese si difese così: “A me hanno sempre detto di aiutare Visentini al Giro e poi di andare al Tour per vincerlo. Ma Visentini al Tour a fare il gregario non ci vuole venire, dice che in luglio andrà al mare. Perché io dovrei sacrificarmi per lui?”. Chiappucci puntualizza: “E’ vero, Visentini nei giorni precedenti manifestò l’intenzione di correre solo al Giro, niente Tour. Roche aveva anche più dialettica, era affabile coi compagni di squadra. Roberto Visentini era più chiuso”.

Sulle Dolomiti nel clan Carrera si stentò a gestire la pace armata tra i clan di Visentini e Roche negli ultimi giorni del Giro. Il 7 giugno ci fu la Sappada-Canazei, altro tappone dolomitico con Van Der Velde trionfatore e il fuoco di polemiche e attenzioni attorno a “Visenta” e all’irlandese. Ed inevitabile nuova arrabbiatura di Waldemaro Bartolozzi: “Una doppietta sulle Dolomiti non può passare in secondo piano !”. Logicamente i tifosi italiani si schierarono col bresciano di Gardone e nelle ultime tappe Roche dai tifosi italiani venne colpito anche con pugni e sputi. La Carrera stentava a fornire aiuto a Roche nelle giornate finali e così il corridore nato nel ’59 a Dublino si fece aiutare dalla Panasonic di Millar e Philip Anderson. Visentini quel Giro non lo concluse; svuotato nel morale e dolorante ad un polso per una caduta nella tappa di Pila (Aosta) si ritirò. Roche si creò un pizzico di simpatia attorno grazie al successo nella cronometro conclusiva del Giro, da Aosta a Saint Vincent, 32 chilometri. “Peccato per Visentini, però Roche è forte, ha meritato la vittoria nel Giro”, dissero in molti.

A quel punto le strade di Visentini e Roche dovevano separarsi. Roche andò al Tour de France scortato da una Carrera priva di Visentini. Stephen riuscì a vincere il Tour de France e poche settimane dopo anche il Mondiale in Austria, pur correndo la gara di Villach praticamente da solo contro Nazionali che erano autentiche corazzate, Italia compresa. Roche riuscì a trionfare quell’anno in Giro d’Italia, Tour de France, Campionato del Mondo: roba da Eddy Merckx.

“Roche – continua Chiappucci, che nel 1987 non aveva ancora il soprannome di “Diablo” – mi propose di andare con lui e Schepers alla Fagor nel 1988. benchè al Tour de France ’87 io non avevo partecipato. Rimasi comunque alla Carrera”.

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COMMENTI
Sono passati anni e anni
6 giugno 2023 10:25 9colli
Ma difficile scordare un simile comportamento..........NON mi è mai andato giù.

l'IRLANDESE
6 giugno 2023 11:36 geom54
nella stessa annata ha però aggiunto il TOUR e il MODIALE.

Roche
6 giugno 2023 11:55 Ale1960
Grande Stephen, eri nettamente il più forte e il tempo ti ha dati ragione! Alla faccia dei buonisti ipocriti.

Storia
6 giugno 2023 11:59 Bullet
Ci sono momenti nello sport che cambiano la storia e la carriera di un corridore. Se Roche fosse stato agli ordini di squadra e Visentini rivinto il Giro forse verrebbe ricordato come un dei grandi dopo Moser, Saronni e prima di Bugno, Chiappucci...ma è finito tutto là...però è rimasto nel cuore di molti soprattutto di chi capisce il valore di un corridore anche se non ha dominato in lungo e in largo.

inesattezze e omissioni presenti nell'articolo
6 giugno 2023 15:31 pickett
Innanzitutto chi ha scritto l'articolo non ha precisato Che l'azione di Roche si era esaurita(praticamente era fallita)prima della salita finale.L'irlandese era stato riacciuffato.Aveva speso moltissimo,mentre Visentini non aveva tirato un metro,sempre a ruota dei suoi gregari.a rigor di logica,sulla salita finale avrebbe dovuto andare in crisi l'irlandese,invece in crisi ci andò il bresciano.Probabilmente ci sarebbe andato comunque,anche senza l'azione di Roche.Era solito incappare in queste giornate no.Solo al Giro 86 riuscì ad evitarle.

Aggiungo
6 giugno 2023 15:37 pickett
Roche non si giustificò affatto citando il Tour e l' assenza di Visentini ,che del resto era nota da tempo fin dall'inverno.Disse di aver attaccato per mettere in difficoltà gli avversari della Carrera,in particolare ,come disse lui alla francese,"I Bianchì".Questa fu la sua giustificazione,vera o falsa che fosse.La storia del Tour,come ipotesi per spiegare il suo "tradimento",venne tirata fuori da un giornalista italiano,forse Zomegnan.Roche ,ripeto,non accennò minimamente alla corsa francese.

Si però...
6 giugno 2023 22:59 PedroGonzalezTVE
Visentini non faceva nulla per essere simpatico, era fregato dal carattere ma era forte ed in quel biennio andò davvero forte. Non so se avesse poi vinto il Giro ma c'è da dire che quando si staccò a Sappada nel finale il gruppetto tirò di brutto per annientarlo, in particolare con un Argentin scatenato, nelle tappe successive Roche oltre che da metà Carrera era praticamente spalleggiato dalla Fagor e pure dalla Panasonic che avevano i corridori per farlo ma praticamente non lo attaccarono mai...

Argentin spiegò anche il motivo del suo ardore
7 giugno 2023 00:45 pickett
Alla vigilia del Tour Visentini aveva dichiarato che su una salita come la Marmolada Argentin avrebbe potuto prendere mezz'ora di distacco."Invece la mezz'ora ,per poco,non l'ha presa lui"-fu il commento caustico del campione del mondo all'arrivo di Sappada.

Roche
7 giugno 2023 10:12 Carbonio67
Roche era un campione vero. Tanto in strada, quanto nei rapporti in gruppo. Ma questo il buon Visentini non lo aveva capito.

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