
Da che mondo è mondo, fa girare la vita. Quella di chi lavorava l’argilla e fabbricava vasi e anfore. Quella di chi spremeva le olive e ricavava olio. Quella di chi schiacciava il grano e otteneva farina.
Da che traffico è traffico, fa girare carretti e carriole, carrozze e carrozzine, calessi e portantine, bighe e diligenze, auto e moto, pullman e pullmini, furgoni e camion, ma anche trolley e skateboard.
Da che bici è bici, fa girare il ciclismo. Quella dello stradista, sottile. Quella del pistard, liscia. Quella del montanaro, artigliata. Quella dell’inseguitore, lenticolare. Ma anche quelle piccole di triciclo e monopattini, quelle generose di cargo e tandem.
La ruota. Gira, scorre, corre. Con i suoi valori morali (la ruota libera) e religiosi (la sacra ruota), con i suoi aspetti estetici e pratici (la ruota a raggi, la ruota a razze) ma anche malinconici (una ruota a terra) e drammatici (la ruota degli esposti), con il suo altruismo (la ruota di scorta). Nei secoli si è perduto il nome dell’inventore, peraltro non da tutti elogiato: “Quello che ha inventato la ruota era un idiota – sostiene, ironicamente, l’aforista Sid Caesar -. E’ quello che ha inventato le altre tre che era un genio”.
La casa editrice Sinnos ha dedicato ai lettori più piccoli “Il grande libro delle ruote”, scritto e illustrato da Luogo Comune, lo pseudonimo di Jacopo Ghisoni, che ama smontare stereotipi e, appunto, luoghi comuni attraverso le immagini su carta o anche su muro. Stavolta, in un volume di grandi dimensioni (32x24, copertina rigida, 48 pagine, 137 mezzi e in tutto 150 illustrazioni, 16 euro), Luogo Comune ci guida attraverso un traffico lungo novemila anni, dalle bighe da guerra egiziane fino a una mamma che sulla sua bici cargo porta una figlia e il cane ed è seguita da altri due bambini in bici. Tutti sorridenti. Perché a differenza di tutti gli altri mezzi che si muovono con le ruote, la bici è l’unica capace di regalare la felicità.
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