
Clara che vede i genitori starsene tutta la notte in piedi davanti alla finestra, Clara che immagina il fratello di là a contare i giorni alla rovescia, Clara che si abbuffa di patatine unte e salate, Clara che bighellona sotto i portici invece di frequentare le lezioni di Giurisprudenza, Clara che non si piace perché ha gli occhi anonimi e i fianchi larghi e le caviglie grosse.
E la bici. La prima non è carne e non è pesce, ma per cominciare va bene. La seconda è da strada, di seconda mano, meno di dieci chili di peso, acciaio garantito, taglia giusta, due corone e nove pignoni, con un 32 dietro avrebbe potuto scalare anche i muri, quanto costa?, qualcosina.
Clara e la bici. La prima volta uno strumento di tortura, sbuffando e imprecando. La seconda volta già meglio. La terza ancora di più. “Il fiato che le era sembrato meno corto e una brezza sommessa che finalmente le accarezzava la schiena”. Zero patatine e zero mortadella, uscite e girate, mettersi in sella e pedalare, quasi un bisogno, quasi una necessità, quasi un piacere, quasi una rivincita.
Bologna ai tempi del coronavirus. C’era Gianna, l’amica che in bici andava già, leggera, “le carezze del vento sulla schiena”. C’era Berto, ciclista nel senso del meccanico, ma già ciclista nel senso del corridore, segnato da “un incidente di percorso”. C’era la Dieci Colli, che non si sarebbe disputata. Ma c’era anche la granfondo ai Sassi di Roccamalatina, che invece si sarebbe tenuta, Gianna e Clara insieme e contro.
“Andrà tutto bene” è l’ultima delle dieci “storie minime di sport” che Paolo Patui ha racchiuso in “Contro” (Bottega Errante Edizioni, 160 pagine, 17 euro), l’unica che racconta di ciclismo fra calcio e boxe, canottaggio e basket (per saperne di più: https://www.tuttobiciweb.it/article/2025/01/23/1737534111/sport-libri-ciclismo-storie-di-vita-paolo-patui). Una storia di oggi nei pensieri e nei dialoghi, nelle voglie e nelle tentazioni, nelle solitudini e nelle resurrezioni, nella fatica di vivere ma anche nella terapia del soffrire, del sudare, del vincersi. Non sempre a lieto fine, perché le nostre esistenze sono fatte così, non sempre lo prevedono. Anzi, spesso senza fine. Come per Clara. Patui lascia Clara, e i lettori, liberi di inventarsi i prossimi tiri, calci, pedalate. “La strada si era appena srotolata e distesa e lei con un paio di pedalate rabbiose si mise lì, dietro a quella ruota rivale, appiccicata a quel tubolare intorpidito”.
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