Nicola Venchiarutti è stato assolto dal tribunale federale: per la giustizia sportiva il ciclista non ha responsabilità per l’incidente accaduto domenica 22 maggio durante il Trofeo Comune di Castelfidardo, nelle Marche, nel quale perse la vita il direttore sportivo Stefano Martolini.
Il tecnico della Viris Vigevano era stato investito dal ciclista friulano della Work Service mentre si trovava su un marciapiede, nell’ultimo km di gara, col gruppo che viaggiava a 70 km all’ora in un tratto nel quale, per regolamento, non era obbligatoria la presenza delle transenne.
La procura federale aveva chiesto una squalifica di un anno e mezzo da scontare interamente al momento del rientro all’attività agonistica, la difesa sostenuta dall’avvocato Barbara Zilli ha dimostrato - attraverso video amatoriali e testimonianze raccolte in un una perizia firmata dall'ingegner Giuseppe Monfreda - che non c’è stata alcuna volontarietà da parte del corridore di salire sul marciapiede, ma che questa azione è stata provocata da uno sbandamento del gruppo.
Samuele Zambelli, che gli stava tirando la volata, è riuscito in una frazione di secondo a scendere dal marciapiede e a rientrare sulla sede stradale, Venchiarutti non ha avuto il tempo materiale per scenderre e l’impatto con il povero Stefano Martolini è stato inevitabile e violentissimo.
Se dal punto di vista sportivo Venchiarutti è stato assolto, il procedimento penale è ancora aperto: nei giorni scorso la Procura di Ancona gli ha inviato l’avviso di chiusura delle indagini. Il ciclista è indagato per omicidio colposo ma anche in questo caso le perizie presentate in sede sportiva potrebbero risultare decisive.
«Non posso dire di essere sollevato - ha spiegato Venchiarutti ad Antonio Simeoli del Messaggero Veneto - perché è morta una persona e io non so darmi pace. Da subito, quando ero in un letto di ospedale a lottare per la vita e sono andato ad un millimetro dal restare paralizzato visto che una delle mie tre vertebre dorsali, la dodicesima, si è polverizzata nel midollo spinale, nella mia mente ho visto e rivisto quella volata. Non potevo farci nulla, lo sbandamento del gruppo mi ha spinto fuori dalla carreggiata».
E ancora: «La vicinanza della mia famiglia e quella della mia squadra, la Work Service, sono state determinanti. Ora ho ripreso ad allenarmi e punto a tornare a correre. La gamba sinistra ha ancora meno potenza dell’altra, ma il mio sogno è quello di tornare tra i professionisti. Portando sempre Stefano nel cuore».