L'83ª edizione della Parigi-Nizza, prima importante gara a tappe dell'anno sul suolo europeo, avrà un logico favorito: Jonas Vingegaard. Il danese della Visma Lease a Bike, terzo nel 2023 dietro a Tadej Pogačar e David Gaudu, cercherà di vincere per...
Come altri molti lettori, forse, mi chiedo cosa succederà ora, cosa dobbiamo aspettarci.
Leggendo questi documenti mi è sorto un feroce dubbio:
non è che il doping debba rimanere di competenza esclusiva dello Stato?
Non parlo dei controlli, parlo proprio del doping.
Non è che tutta l’attenzione dedicata al ciclismo sia un diversivo per distogliere l’attenzione da chi col doping deve averci a che fare liberamente perché figlio di un dxo maggiore?
Cosa è cambiato dal Coni che affidava incarichi ai “ferraresi” di Conconi?
In Francia un personaggio come Ferrari avrebbe già probabilmente conosciuto le patrie galere, qua viene descritto come un mostro dai narratori ufficiali del doping, ma continua stimato ed ammirato perversamente da alcuni ad operare nell’ombra.
Per conto di chi?
Possibile che nessuno a Roma sapesse delle frequentazioni del marciatore?
Possibile che nessun dirigente sapesse, gli stessi dirigenti delle federazioni che mandano i loro atleti in raduno a Sankt Moritz?!
Siamo di fronte ad un rito, l’antidoping di stato, che:
- sottrae enormi risorse (A SPESE DEL CONTRIBUENTE) per studi inutili sul doping che finanziano ricercatori amici
- alza fumo parlando di passaporto biologico per tutti gli sportivi agonisti ed amatori (qualche anno fa)
- propaganda una sterile etica di lotta al doping con onerose campagne pubblicitarie e testimonial famosi
- risparmia sugli effettivi e fondamentali controlli antidoping ai campionati italiani
- sanziona atleti e medici fuori dal giro Coni
- dimentica i peccati dei medici all’interno del giro Coni
- CHIUDE (come minimo) UN OCCHIO SUL DOPING DEGLI ATLETI DI INTERESSE OLIMPICO, ma il dubbio forte è che avvenga ben altro.
Sarà il Coni della gestione Malagò come quelli precedenti?
Difficile, ormai il pentolone è scoperchiato e mi auguro che si faccia chiarezza su tutto.
Stavolta non ci potranno raccontare la solita storiella del doping nel cattivo ciclismo e vendere per l’ennesima volta i libri dei soliti narratori antidoping con l’esclusiva.
Del doping e dei vizi del ciclismo sappiamo tutto.
Adesso lo Stato che ci impone un’etica sportiva e le sue regole, le faccia valere anche per i suoi collaboratori al Coni e nelle federazioni.
Lo Stato non può dopare i suoi migliori atleti e contemporaneamente creare un diversivo martirizzando un solo sport, pur con le tante brutte abitudini che ha!
Lo Stato Coni.
Lo Stato Magistratura dovrebbe intervenire.
Lo Stato Politica dovrebbe tagliare i cordoni della borsa e ridurre il carrozzone Coni.
Quei soldi devono andare allo sport ed ai veri controlli antidoping.