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Raccontava, ricordava, spiegava. Brontolava, grugniva. Sbottava. E ricominciava. A raccontare, ricordare, spiegare. A brontolare, grugnire. A sbottare. E non la smetteva più. Chi cedeva al sonno, all’ora, alla fatica. Lui avrebbe potuto andare avanti tutto il giorno e tutta la notte, tutto il viaggio, tutto il tempo.
Chiacchierone eppure silenzioso. Quelle missioni umanitarie durante la Seconda guerra mondiale, avanti e indietro da Firenze ad Assisi, avanti e indietro da Assisi in Versilia o in Liguria, come se si allenasse, e invece trasportando documenti falsi per dare una nuova identità a cittadini ebrei perseguitati dalle leggi razziali e deportati nei campi di concentramento nazisti. Mai una parola. Al massimo mezza, sfuggita e immediatamente ritrattata.
Bartali era un corridore fenomenale, poi un testimone generoso su corse e corridori, ma anche un eroe silenzioso sulla sua attività di messaggero di pace, staffettista di salvezza, fratello d’Italia, padre della patria, giusto tra le nazioni. Ed è questo “Bartali, eroe silenzioso” che Federica Molteni porta in scena, da oggi a domenica, al Teatro della Cooperativa di via privata Hermada 8 a Milano (per informazioni e prenotazioni tel. 026420761 e info@teatrodellacooperativa.it).
E’ dal 2016 che Federica racconta il suo Bartali anche attraverso il libro “La corsa giusta” di Antonio Ferrara. Teatri e carceri, centri sociali e case di riposo, librerie e biblioteche, feste e festival, istituti italiani di cultura all’estero e università, soprattutto scuole, più di 300 repliche, elementari e medie, ginnasi e licei, anche in Svizzera, Austria e Francia. Giri d’Italia e Tour de France, il Rolle e l’Izoard, Fausto Coppi e Louison Bobet, poco o nulla se confrontati a quei chilometri nella polvere, le carte d’identità nascoste nei tubi del telaio o nel manubrio, i posti di blocco superati solo grazie alla propria popolarità, l’arresto e gli interrogatori alla Villa Triste senza cedere di un centimetro o di una sillaba, rischi e pericoli sulla propria pelle, su quella della moglie e dei figli che non sapevano, perché nessuno sapeva, nessuna immaginava, nessuna sospettava.
“Il bene si fa ma non si dice”, “Certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”, “Le medaglie sportive te le attaccano sulle maglie e poi splenderanno in qualche museo. Quelle guadagnate nel fare il bene si attaccano sull’anima e splenderanno altrove”, “Perché raccontare queste cose? Non è storia, sono cose che sono da rimanere nascoste. Non fai un piacere a un altro per poi rinfacciarglielo. L’ho detto a tutta questa gente. E lo dirò sempre. Se fai un piacere a uno e poi vai a dirlo a tutti, che piacere hai fatto?”, “il bene lo si deve fare ma non lo si deve dire, ché se lo dici si sciupa”. Federica Molteni non lo sciupa, ma lo ritrova, lo distribuisce, lo regala.
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