
Se n’è andato anche Bistecca. Bistecca si chiamava Bruno Biagiotti, ma dalle sue parti (Sesto Fiorentino) e soprattutto ai suoi tempi (era nato nel 1920) gli uomini (con le donne raramente ci si permetteva) erano conosciuti per un soprannome mutuato da qualche regno (animale, vegetale, minerale) o da qualche storia, vicenda, episodio (come nel caso di Bistecca) finché, a forza di usare il soprannome popolare, si finiva con il dimenticare nome e cognome anagrafici.
Bistecca era quasi gemello di Alfredo Martini: stessi paraggi e paesaggi, stesso accento, solo un anno di più. Nelle sue due o tre vite, Bistecca era stato parrucchiere e ortolano, nonché grande appassionato di ciclismo, anche perché lui, in bici, aveva provato a correre ottenendo anche qualche risultato. Un corridore di quelli che non compaiono nelle statistiche digitali, eterne, ma solo nelle tradizioni orali, che lentamente si spengono. C’è solo da immaginare quanto Bistecca abbia partecipato alle vicende agonistiche del suo amico Alfredo, prima da corridore, gregario di lusso, con tanto di maglia rosa e una vittoria al Giro dell’Appennino che, almeno per gli intenditori, valeva – come difficoltà – quanto un Mondiale, e poi da direttore sportivo e commissario tecnico, una gloria locale e globale.
Quando Alfredo se ne andò – sette anni fa: sarà pure una banalità, ma lasciatemelo scrivere: come passa il tempo -, Bistecca forse non ci poteva credere, o forse non ci voleva credere. Così, il giorno del funerale, davanti alla bara, Bistecca continuò a parlare ad Alfredo come se fosse lì ma vivo, come se non fosse successo nulla e neppure qualcosa, come se fossero al bar o al mercato, in bici o in macchina, davanti a una ribollita o a una fiorentina. Era un modo, quello di Bistecca, per celebrare la vita ed esorcizzare la morte, per sconfiggere il lutto e continuare la storia, per battere la solitudine e beffare il destino. Se il primo comandamento del ciclismo è quello di tenere duro, in altre parole di non mollare mai, Bistecca dimostrava di aver imparato la lezione. E Martini, che di ciclismo era un maestro, avrà certamente apprezzato, rispondendo alla sua maniera.
I manifesti bianchi con le scritte nere sui muri di Sesto Fiorentino, in questi giorni, riportano il decesso avvenuto domenica scorsa. E il soprannome Bistecca, ovviamente, ha un corpo più grande di quelli riservati al nome Bruno e al cognome Biagiotti. Facile immaginare che i due vecchi amici si siano adesso ritrovati. E stiano chiacchierando. Così, a occhio: di ciclismo.
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