
Caro Direttore,
ho sempre avuto stima ed ammirazione per Alessandro Petacchi. Un magnifico velocista (il termine ha un preciso significato tecnico, per chi apprezzi le "qualifiche" del nostro amatissimo sport), capace di primeggiare in tappe di tutti i Grandi Giri e di vincere anche Gare Monumento in un periodo in cui il ccilismo annoverava anche formidabili velocisti e funanbolici sprinter. Non sta a me fare i nomi di questi atleti, ben noti a chi abbia un minimo di "cultura ciclistica".
Esemplare, poi, anche il Petacchi uomo: oltre ad una correttezza agonistica non comune quando il gruppo si... avventa sul traguardo, mai sopra le righe nelle esternazioni pubbliche, sempre di una pacatezza e di una disamina ragionata e argomentata delle proprie prestazioni, sia vincenti che non. Insomma, un encomiabile professionista del ciclismo, che francamente rimpiango. D'altro canto, l'appellativo di "Alessandro Magno" qualcosa avrà pur voluto significare!
Purtroppo, come non è infrequente nello sgangherato (non ho remore a definirlo tale, per esperienza professionale pluridecennale) "sistema Giustizia" attinente chi svolge attività sportiva, quando tutto pare essersi concluso, più o meno felicemente, e il passare degli anni ha lasciato spazio e modo per dedicarsi ad un'altra vita, anche professionale, ecco... spuntare dal cilindro, ovvero dalle segrete stanze di una qualche Autorità investigatrice o Giudiziaria, nostrana o straniera poco conta, le scorie di un passato che si credeva ormai morto e sepolto.
Per il "nostro" Alessandro, com'è noto, lo sciagurato coinvolgimento in una "vicenda doping" originatasi in Austria, le cui ben datate carte hanno trovato non solo pubblica diffusione ma, quel che è peggio, "apprezzamento" degli Organi Inquirenti anche dell'Unione Ciclistica Internazionale, che ha instaurato una procedura a suo carico per presunta violazione del R.A.D. (disposizioni del regolamento AntiDoping).
Malignando, potrei dire che, trattandosi di un ciclista, ...ovviamente si è proceduto alle contestazioni di doping e riconnesse, ben poco piacevoli incombenze: ma voglio essere benevolo, ancorchè bugiardo, e dico che anche per Petacchi... dura lex sed lex.
Quel che non mi sarei aspettato, soprattutto dopo l'immediata e risoluta proclamazione di estraneità a qualsivoglia "trasfusione dopante" o ipotesi di doping resa dal buon Petacchi, è invece l'amara conclusione della vicenda: pur prendendo atto di umanissime ragioni che avrebbero indotto il ciclista incolpato a non intraprendere una lunga e onerosa "battaglia giudiziaria", da un uomo abituato a "sgomitare" e lottare com'è nella natura del velocista (e che velocista!), mai avrei pensato ad una soluzione attraverso quella che, a termini di Codice W.A.D.A e Regolamento-A.D. dell'UCI, è rubricata come "ACCETTAZIONE DELLE CONSEGUENZE" .
Giusto per essere chiari, e sempre con preciso richiamo normativo, "...il corridore... riconosce la violazione delle Regole antidoping e convine con l'UCI quanto alle conseguenze e ai costi, un tale accordo sostituisce una decisione del Tribunale antidoping dell'UCI e mette un termine alla procedura...".
Dunque, Alessando Petacchi ha concordato la sanzione dell'inibizione di due anni ,intendendo così porre fine al calvario giudiziario-sportivo in corso, e rimanendo peraltro impregiudicata la facoltà di ricorso al TAS della Wada o dell'Organizzazione Nazionale Antidoping.
Mi sia permesso, perdonandomi l'accostamento: se si ha la risoluta consapevolezza della propria innocenza, questa sorta di eutanasia, o dolce morte, procedurale la trovo un po' come una toccatina ai freni ai 50 metri finali per farsi sopravanzare dall'avversario. L'avresti mai fatto in gara, caro Alessandro Magno?
Cordialmente