
Caro Direttore,
non so tu, ma tra i pochi capelli che mi restano io ne ho parecchi di bianchi. E' un segno dell'età, del tempo che passa. Di una delle poche cose giuste, ormai, che la vita riserva indistintamente a tutti. Forse anche per questo, oltre al fatto che le rotelle girino ancora alla perfezione (almeno m'illudo che sia così) e che la memoria sia... di ferro, ricordo una frase ad effetto che, a cavallo degli anni '60, profferiva un attore che era un nostrano Humphrey Bogart . Nei panni del Tenente Sheridan, come fosse una corazza metaforica rispetto alle avversità ed i pericoli del mestiere d'investigatore, Ubaldo Lay se ne usciva con quel mitico... "Il pericolo è il mio mestiere!" .
Alla notizia dell'ennesimo... "abbattimento" stradale di un ciclista, nell'occasione il professionista lucano Pozzovivo, credo sia il caso di riproporre, a pieno titolo, quest'emblematica espressione: per chi va in bici, magari facendone una professione ed il lavoro della vita, va tenuto proprio in conto che il pericolo, oltre che sgradito compagno di viaggio, diventa esso stesso mestiere.
A volte un pensiero o una riflessione, apparentemente di una semplicità estrema, faticano ad aprire una breccia nelle menti illuminate di chi, più male che bene, regge le sorti della comune e civile convivenza: è di una sconvolgente ovvietà il fatto, sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano vedere e non solo guardare, che la rete stradale non sia nè riesca più, per la gran parte, a sostenere adeguatamente il traffico... dei tempi moderni. Aggiungiamoci: 1) quella gran trovata delle rotatorie, dalle dimensioni micro di una ruota di camion a quelle macro di un'astronave marziana, che danno quel tocco di "funambolico carosello" pistaiolo; 2) le famigerate "ciclo-pedonali", la cui stessa denominazione ha l'implicita gradevolezza di... un calcio nei denti; 3) la fretta, ansiogena e terrificante, che è un potentissimo doping per la specie dominante degli umani-automotorizzati; e giungiamo con... un filo di gas alla conclusione che, comunque la si voglia mettere, non c’è spazio né sicurezza né tanto meno toleranza per quei poveri cristi dei ciclisti. Che siano dei Professionisti-Campioni o dei brocchi domenicali, meglio per tutti che... cambino strada se vogliono campare a lungo!
La professione che esercito vorrebbe che, a parziale attenuazione di quanto sopra ho drasticamente esposto, facessi almeno menzione della apprezzabile circostanza che le norme ci sono (sia datate che di nuovo conio) perché tutti i fruitori della strada siano garantiti e tutelati: precetti di (apparentemente) agevole applicazione, e sanzioni altresì di estrema severità per chi non rispetta le leggi. Ma l'esperienza, sia nei cosiddetti Palazzi di Giustizia che proprio sul "campo stradale", m'induce a ritenere illusorio il concetto di sicurezza almeno fino a quando il buon senso, oltre ad essere strettamente connesso con il cervello, non sarà anche un tutt'uno con il rispetto sia delle Legge che del prossimo. Anche se in sella ad una bici.
Insomma, dobbiamo ancora confidare... che Dio ce la mandi buona! E, alla fin fine, può non essere una grande consolazione.
Cordialmente, anche se sconsolatamente.